My Weblog: umraniye elektrikci uskuadar elektrikci usta elektrikci sisli elektrikci

Storia del lupo incauto diventato cane: note sulla cosiddetta “Domesticazione del cane”

GRUPPO ARCHEOLOGICO ALBINETANO “PAOLO MAGNANI”
Via Chierici N°2, Borzano – 42020 Albinea/Reggio Emilia – archeo.albinea@libero.it

CONVERSAZIONI DI PREISTORIA

Alberto Catalano

Storia del lupo incauto diventato cane:
note sulla cosiddetta “Domesticazione del cane”

storia cane

§ 1. Tra gli animali di cui ci circondiamo, sicuramente il cane – Canis (lupus) familiaris – è stato il primo addomesticato; per la precisione, però, poiché il cane viene considerato una variante/sottospecie del lupo – Canis lupus – è più corretto, in questo caso, parlare di Domesticazione del lupo (Ddl), sebbene questa specifica forma di domesticazione sia stata ben diversa da quella praticata su tutti gli altri animali. Col termine “domesticazione”, infatti, si intende un processo intenzionale finalizzato ad abituare una specie animale selvatica a convivere con l’uomo e ad accettare di esserne controllata, dunque a cambiare alcune modalità comportamentali, spesso anche qualche aspetto della propria anatomia; secondo l’iter tradizionale, gli animali che l’uomo ritiene possano riuscirgli utili sono catturati, posti in cattività e sottoposti a procedimenti di manipolazione genetica e selettiva.
Questo non sembra affatto essere avvenuto per il cane. In effetti, la maggior parte degli studiosi accoglie la Teoria di Ray e Lorna Coppinger, secondo la quale un branco isolato di lupi – per propria natura o in seguito ad una mutazione genica spontanea, avvenuta nel Paleolitico Superiore – avrebbe cominciato a mostrarsi meno diffidente o guardingo nei confronti degli umani, quindi ad avvicinarsi agli accampamenti o ad aggirarsi nei pressi di questi, per alimentarsi degli avanzi o dei rifiuti. In un arco di tempo relativamente breve (dell’ordine di decenni), questi lupi incauti ed i loro discendenti avrebbero acquisito una confidenza sempre maggiore verso gli umani, fino a dimorare stabilmente presso/entro gli accampamenti, dove gli uomini ne hanno favorito la riproduzione e ne hanno protetto ed allevato i cuccioli; questa scelta è stata dettata, evidentemente, da considerazioni di ordine utilitaristico, avendo notato che i lupi non solo avvisavano dell’avvicinamento di estranei/fiere latrando, ma seguivano anche gli umani nelle battute di caccia, contribuivano efficacemente ad immobilizzare la selvaggina e così ne facilitavano l’abbattimento.
Un’ipotesi creduta valida fino a pochi anni fa suppone che qualche cacciatore del Paleolitico Superiore, imbattutosi in una nidiata abbandonata di lupacchiotti, abbia portato i cuccioli al proprio accampamento, li abbia allevati e selezionati opportunamente fino ad addomesticarli; questa tesi appare assai poco convincente, in quanto era pressoché impossibile a quel tempo allevare cuccioli di lupo, perché non solo richiedono un’assistenza molto complessa ed assidua, ma anche e soprattutto perché rimangono comunque selvatici ed aggressivi.
La Teoria dei Coppinger è ormai largamente condivisa, in quanto supportata non solo dai risultati di molti studi recenti, ma anche da due caratteristiche zoologiche proprie dei lupi che hanno giuocato una parte essenziale nella loro “trasformazione in cani”: frugalità e, soprattutto, organizzazione in branchi guidati da una coppia dominante; il primo tratto consente loro di accontentarsi anche di alimenti poveri, in ordine ai risultati della caccia, quindi anche dei rimasugli dei pasti degli umani, mentre il secondo connotato apre uno spiraglio all’eventualità di una guida umana. La gerarchia di dominanza, infatti, è un ordinamento che attribuisce ai capibranco la responsabilità di garantire l’adattamento ambientale migliore, ovvero il massimo benessere collettivo, cosicché, quando il maschio alfa venga emarginato od ucciso, può rimanere a capo del branco la vecchia ed astuta femmina; in particolari condizioni, può subentrare a capo del branco anche un individuo umano, che sappia concretamente soddisfare, giorno per giorno, le esigenze nutrizionali di tutti, oltre che assicurare un’adeguata protezione verso i competitori. Così, per esempio, il naturalista inglese Shaun Ellis, che studia i lupi dal 1990, è vissuto per 18 mesi con un piccolo branco di giovani lupi in un parco britannico, quindi 2 anni con un branco selvaggio nelle terre indiane dell’Idaho (USA), accolto come capobranco; anche lo zoologo tedesco Werner Freund, ex-paracadutista dell’esercito, da più di 40 anni convive con un grande branco di lupi europei, dai quali è stato riconosciuto come individuo alfa.
I primi cani sarebbero comparsi nel territorio
di colore nocciola chiaro e – spostandosi al seguito degli umani – si sarebbero diffusi in
tutto il Mondo allora abitato, fino nelle Ameri
che.

§ 2. Se è ormai accertato che il cane è stato il primo animale addomesticato, si discute, invece, ancora sulla sua origine; è incerto, infatti, dove e quando abbia avuto luogo la sua domesticazione. Secondo recenti ricerche, la “prima” Ddl non è avvenuta in Estremo Oriente, come si pensava fino a pochi anni fa, bensì in Europa e, fors’anche nella vicina Asia Minore, poco prima del termine dell’ultima glaciazione, in modo del tutto indipendente in luoghi diversi. Poi, a causa delle continue migrazioni delle popolazioni umane, i cani ancestrali si sono certamente ibridati con altri cani e, molto probabilmente, anche con lupi, in misura tanto complessa da rendere arduo ricostruirne la genealogia.
Un peculiare problema che si è presentato ai ricercatori è stato quello di differenziare l’anatomia scheletrica dei fossili di tali cani ancestrali da quella dei lupi, perché le variazioni morfologiche indotte dalla domesticazione [Modificazioni evidenti: riduzione della taglia; accorciamento del muso; accentuazione/comparsa del salto naso-frontale (stop); riduzione dimensionale dei denti; Modificazioni mascherate: rimpicciolimento della bolla timpanica ed incurvamento posteriore del processo coronoideo della mandibola] hanno richiesto un certo tempo per prodursi in modo netto e definitivo; tali modificazioni risultano rilevabili con certezza solo da non più di 24.000 anni, sebbene questa difficoltà di diagnosi differenziale non escluda che cani già domestici esistessero anche precedentemente.
Secondo Olaf Thalmann (2013), animali geneticamente ormai cani erano già presenti in Europa 32.000 anni fa, seppure mal riconoscibili perché avevano ancora aspetto lupino, così da essere chiamati “lupi canizzati”; ne costituisce una valida prova il reperimento, presso la Grotta di Chauvet (F), di una sequenza di orme infantili associate a quelle di un cane che camminava tranquillamente al fianco del bimbo, datate a circa 28.000 aa BP.
Per risalire all’origine del cane, qualche studioso ha pensato di seguire un iter di ricerca indiretto; secondo la zoologia, qualunque specie domestica, messa in condizioni di tornare allo stato selvatico, riprende morfologia e condotta della specie ferale dalla quale deriva; questo approccio, applicato al cane domestico, non ha dato il risultato sperato, perché si ottiene alla fine uno strano cane, detto pariah dog (anche cane “precoce”), che non torna affatto ad essere lupo, neppure dopo numerose generazioni. Questo risultato è perfettamente in linea con la Teoria dei Coppinger, in quanto oggi si ritiene che il cane domestico possa discendere da una specie sorella di quella del lupo, differenziatasi prima della domesticazione. Questo antenato, una sorta di pre-cane, è ravvisato da alcuni ricercatori nel Lupo di Zhoukoudian/Canis variabilis, un piccolo lupo estinto già assai simile al cane domestico sia morfologicamente che, forse, comportamentalmente. Supporta questa tesi un recentissimo studio russo-americano (2015) secondo il quale nell’origine del cane domestico sarebbe intervenuto un apporto genetico molteplice, offerto da diversi gruppi regionali di canidi selvatici, tra cui un ruolo preminente spetterebbe al Canis variabilis, che prima ho chiamato “lupo incauto” per la sua tendenza innata ad avvicinare gli umani; resti di questo piccolo lupo originario di Cina e Siberia Orientale (Jacuzia), ma diffuso in tutta l’Eurasia fin dall’inizio del Pleistocene, sono stati repertati in molti siti, segnatamente nelle grotte di Zhoukoudian, abitate da Homo erectus pekinensis, in strati di almeno 200.000 aa BP.

§ 3. I contributi dell’Archeologia all’argomento sono piuttosto scarsi, per la rarità di fossili così integri da consentire il rilevamento delle differenze anatomiche tra lupi e cani. Il più antico resto fossile di un canide simile al cane domestico, risale a circa 33.000 aa BP ed è stato descritto dal team dell’archeo-zoologo Y. Kuzmin (2011), che l’ha classificato come incipient dog, ovvero quasi-cane/cane-in-fieri.. Si tratta di un cranio recuperato nel 1975 nella aurignaziana Grotta Razboinichya (“Grotta del bandito”, Monti Altaj, Siberia), dal quale è stato possibile estrarre il DNA mitocondriale, fortunatamente conservato (in ordine alle temperature stabilmente basse del sito ed al pH alcalino del terreno); analizzato nel 2013, ha rivelato un genoma più strettamente correlato ai cani moderni che non ai lupi.

La Grotta era allora periodicamente frequentata da cacciatori di specie Homo sapiens sapiens, che vi hanno lasciato tracce del loro soggiorno, rappresentate da strumenti litici e focolari con ossame carbonizzato di selvaggina glaciale; gli archeo-zoologi hanno rilevato nel cranio segni denotanti che il processo di domesticazione era già ben avviato, seppure ancora incompleto al momento della morte, causata forse da una recrudescenza del clima altaico in quel periodo. Un altro fossile di canide, datato a circa 31.500 aa BP, repertato nel sito pure aurignaziano di Goyet (Belgio), era anch’esso un quasi-cane secondo Kuzmin; pertanto, nessuno di questi due canidi – aventi taglia medio-grande, che li faceva assomigliare agli attuali samoiedi, husky groenlandesi e siberiani o alaskan malamutes – può essere considerato un antenato del cane domestico. Nel 2011, nel sito gravettiano di Predmostì (Repubblica Ceca), sono stati repertati resti fossili di sette canidi, pressocché contemporanei delle orme di Chauvet (circa 28.000 aa BP); mentre quattro erano ancora lupi, gli altri tre mostravano i connotati dei quasi-cani; di questi, uno era stato seppellito con un pezzo d’osso di mammuth in bocca, forse ad indicare una sua spiccata attitudine venatoria. Alla stessa epoca gravettiana, sono assegnati alcuni altri fossili recuperati in Russia, Ucraina e Belgio, che non aggiungono nulla a quanto già noto.

I teschi di canidi provenienti da siti epi-gravettiani europei hanno tutti già i connotati del cane domestico, ma mostrano una netta variabilità dimensionale; successivamente, qualche cane è stato sepolto assieme al suo padrone, mentre le prime sicure immagini di cani compaiono più tardi, nel Neolitico, nelle grotte della Spagna Orientale (Cueva de la Vieja) e nelle figurazioni rupestri del Deserto Libico. Risale a circa 8.000 aa BP (Neolitico Iniziale) la prima raffigurazione plastica in ceramica, veramente inconfondibile, di un cane a riposo, proveniente da Tepe Sarab (Iran).
Dal Mesolitico in poi, il cane, ormai completamente differenziato dal lupo, ha cominciato ad essere sottoposto a selezione dall’uomo, in modo empirico ma abbastanza efficace, sia per renderlo idoneo a svolgere specifiche attività (guardia e difesa; caccia e fiuto delle tracce; custodia delle greggi; traino delle slitte; etc.), come si era fatto in modo più grossolano fino a quel tempo, sia per dargli una configurazione fisica particolare, ad esempio per miniaturizzarlo come animale da compagnia.

§ 4. Dunque, per concludere, si possono solo formulare ipotesi sull’origine del cane domestico, integrando i dati paleontologici con i risultati delle indagini genetiche. Oggi, la “Teoria dell’auto-domesticazione del lupo dei Coppinger” offre l’unica spiegazione convincente dell’incontro lupo-uomo e dell’origine del cane; secondo questa teoria, il cane porta impresso nel proprio genoma la disponibilità ad essere amico dell’uomo, quindi a comunicare con lui, ad offrirgli servigi e, spessissimo, ad amarlo sinceramente per tutta la vita. Recentemente, alla fine dello scorso anno 2016, l’etologo svedese Per Jensen ha offerto un validissimo supporto scientifico alla Teoria dei Coppinger – che ormai ne risulta convalidata – avendo scoperto nel genoma del cane cinque geni responsabili del suo peculiare comportamento sociale. Assai interessante è anche la scoperta del biologo giapponese Takefumi Kikusui (2015): questo studioso ha dimostrato che i cani, quando fissano lo sguardo negli occhi degli esseri umani, attivano in questi una peculiare risposta biologica di legame, come quella che suscitano i neonati, e viceversa; il reciproco contatto oculare, cioè, elicita la liberazione, nell’encefalo di entrambi, di ossitocina un ormone che svolge un ruolo cruciale nell’evocare reazioni di fiducia e di disponibilità altruistica [mentre lo sguardo fissato negli occhi dei lupi viene presumibilmente interpretato come un segno di ostilità e ne stimola la aggressività].
Ormai è ora di salutarci, e lo faccio segnalandovi uno studio appena pubblicato (Aprile 2017) che propone una interessante mappa delle relazioni genetiche tra le attuali numerose razze canine.
APPENDICE. Alla fine del mese scorso (Maggio 2017), quando avevo ormai concluso la preparazione di questa conversazione, sono venuto a conoscenza di nuove ricerche archeologiche ancora in corso sull’Isola Zhokhova (Russia), situata entro l’area delle acque permanentemente ghiacciate del Mare Siberiano Orientale.
L’isoletta è stata frequentata, nel Mesolitico, circa 9.000 aa BP, quando era ancora collegata alla terra ferma, da un gruppo di uomini fisicamente assai prestanti, che sono stati gli unici a cacciare i feroci orsi polari prima dell’invenzione delle armi da fuoco. Dai più recenti reperti, sembra dimostrato che questi antichi colonizzatori dell’Artico abbiano allevato cani per metterli al lavoro; infatti, gli archeologi russi V. V. Pitul’ko e A. Kasparov hanno verificato che i numerosi fossili di cani finora scavati appartengono ad animali di due taglie, così da suggerire che fossero destinati ad attività differenti: i più grossi, di oltre 30 kilogrammi, servivano verisimilmente per la caccia agli orsi bianchi, mentre quelli di peso medio (circa 20 kilogrammi) venivano adibiti al traino delle slitte; da molti anni, infatti, affiorano dagli scavi, frammisti alle carcasse di orsi bianchi ed ai fossili di cani, resti di slitte di legno ben riconoscibili.

BIBLIOGRAFIA
Origins of the Domestic Dog – Olson S J: Tucson, University of Arizona Press 1985
 33,000-Year-Old Incipient Dog from the Altai Mountains of Siberia: Evidence of the Earliest Domestication Disrupted by the Last Glacial Maximum – Ovodov N D, Crockford S J, Kuzmin Y V et alii: PLoS ONE, Jul. 2011
Dogs. Una nuova sorprendente chiave di lettura dell’origine, dell’evoluzione e del comportamento del cane – Coppinger R, Coppinger L: Fenegrò (CO), Haqihana 2012
… E il cane decise di incontrare l’uomo. Sinfonia a quattro zampe – Padrone G, edito in proprio (G. Padrone), 2012
Complete mitochondrial genomes of ancient canids suggest a European origin of domestic dogs – Thalmann O et alii: Science 342 (6160), 2013
Ancient DNA Analysis of the Oldest Canid Species from the Siberian Arctic and Genetic Contribution to the Domestic Dog – Lee E J, Merriwether D A, Kasparov A K, Nikolskiy P A, Sotnikova M V, Pavlova E Y, Pitulko V V: PLoS ONE, May 2015
Genomic regions associated with interspecies communications in dogs contain genes related to human social disorders – Persson M E et alii: Scientific Reports 6, 33439, 2016
Oxytocin-gaze positive loop and the coevolution of human-dog bonds – Miho Nagasawa et alii: Science 348 (6232), 2015

SITOGRAFIA
http://amicidegliakita.forumfree.it/?t=60397109 (URL cons. 05/04/2017)
https://retrieverman.net/tag/razboinichya-cave-dog/ (URL cons. 05/04/2017)
http://www.nationalgeographic.it/scienza/2011/08/24/news/il_primo_cane_della_storia-475687/ (URL cons. 06/04/2017)
http://www.nature.com/articles/srep08299 (URL cons. 08/04/2017)
http://www.nature.com/news/prehistoric-genomes-reveal-european-origins-of-dogs-1.14178 (URL cons. 08/04/2017)
https://www.cani.it/magazine/dal-lupo-al-cane-storia-del-migliore-amico-dell-uomo/n260.html (URL cons. 10/04/2017)
http://www.dicasamarziali.com/it/origine-del-cane-domestico.html
http://lupidiromagna.it/selezione/storia-ed-evoluzione-cane/ (URL cons. 10/04/2017)
http://www.tipresentoilcane.com/2012/06/25/la-teoria-del-branco-la-dominanza-e-la-gerarchia-riflettiamoci/ (URL cons. 10/04/2017)
https://books.google.it/books?id=FY6aDQAAQBAJ&pg=PT53&lpg=PT53&dq=KUZMIN+ARCHEOLOGO&source=bl&ots=iRjlLTZVO8&sig=zuihtO66qwVhVKYn31u1wpfQ9a0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwignMTs3pzTAhUKXRoKHYoEDQU4ChDoAQgqMAI#v=onepage&q=KUZMIN%20ARCHEOLOGO&f=false (URL cons.11/04/2017)
https://books.google.it/books?id=vArjAgAAQBAJ&pg=SA2-PA53&lpg=SA2-PA53&dq=grotta+di+chauvet&source=bl&ots=L8ySTf1tVz&sig=a00yo9kJvdzF-T-xec1iy_OnrIE&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiGwavj3JzTAhUGORQKHZcCC084UBDoAQg1MAM#v=onepage&q=grotta%20di%20chauvet&f=false (URL cons.11/04/2017)
http://www.pianetablunews.it/2012/05/08/una-ricerca-suggerisce-che-larte-della-caverna-di-chauvet-in-francia-e-la-piu-antica-mai-scoperta/ (URL cons. 11/04/2017)
 http://archaeology.about.com/od/pterms/g/predmosti.htm (URL cons.11/04/2017)
https://www.thoughtco.com/european-paleolithic-dogs-domestic-
170644 (URL cons.11/04/2017)
 http://6zampe1coda.blogspot.it/2010/11/sulle-origini-del-cane.html (URL cons.11/04/2017)
http://archive.archaeology.org/1201/features/topten_czech.html (URL cons.11/04/2017)
https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8#q=tepe+sarab+animal+figures (URL cons.11/04/2017)
https://cosmosmagazine.com/biology/mapping-the-canine-genome-reveals-origin-of-dog-breeds?utm_source=Today+in+Cosmos+Magazine&utm_campaign=dfbbd32e07-RSS_EMAIL&utm_medium=email&utm_term=0_5f4ec2b124-dfbbd32e07-180047481
[Cell Reports, 19/4, 25 Aprile 2017] (URL cons.26/04/2017)
https://www.sciencemag.org/news/2017/05/earliest-evidence-dog-breeding-found-remote-siberian-island?utm_campaign=news_weekly_2017-05-26&et_rid=291916630&et_cid=1349477 (URL cons.30/05/2017)