My Weblog: umraniye elektrikci uskuadar elektrikci usta elektrikci sisli elektrikci

Studi di Preistoria e Protostoria – 3 – Preistoria e Protostoria dell’Emilia Romagna – 2016 – pp. 331-333 Alberto Catalano(1) – † Paolo Magnani(2)

A distanza di circa 7 anni dalla 45^ Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria [Modena, 27-31 Ottobre 2010], vengono ora pubblicati, a cura della dottoressa Maria Bernabò Brea, in un bel volume di oltre 320 pagine, corredato di un CD [PREISTORIA E PROTOSTORIA DELL’EMILIA ROMAGNA – 1, Firenze 2017], tutti i contributi allora presentati sulla Preistoria dell’Emilia Romagna. Già dalle prime pagine emerge chiaramente che il numero delle stazioni finora assegnate al Paleolitico Superiore è assai limitato, non superando la decina. Appare, pertanto, di evidente interesse la breve nota che riferisce il reperimento di manufatti attribuibili a differenti fasi del Paleolitico Superiore lungo il Rio Groppo ed il Rio Lavacchiello, che solcano l’alta pianura albinetana (Provincia di Reggio Emilia), a differenza dai siti già conosciuti,.tutti ubicati in zone collinari e ad altitudini già montane. Gli utensili repertati dai nostri associati, purtroppo in parte frammentari, sono riferibili ad una generica Industria Aurignaziono-Gravettiana e Paleo-Mesolitica,. Questi ritrovamenti, sebbene frutto di raccolte di superficie, arricchiscono il quadro delle nostre conoscenze sul popolamento dell’Emilia Occidentale da parte dei nostri progenitori sapiens.

Raccolte di superficie e nuove segnalazioni di evidenze paleomesolitiche dalle valli del Rio Groppo e del Rio Lavacchiello (Albinea, RE)
RIASSUNTO – Raccolte di superficie e nuove segnalazioni di evidenze paleo-mesolitiche dalle valli del Rio Groppo e del Rio Lavacchiello (Albinea, RE) – Sono oggetto di questa nota i manufatti riferibili a diverse fasi del Paleolitico Superiore e al Mesolitico raccolti con prospezioni sistematiche di superficie nell’arco di più di un decennio sui versanti terrazzati del margine pede-appenninico lungo il Rio Groppo e il Rio Lavacchiello (Albinea- RE).
SUMMARY – Survey and new palaeo-mesolithic evidence in the Rio Groppo and Rio Lavacchiello valleys (Albinea – Reggio Emilia) – The paper concerns the survey carried out in the Rio Groppo and Rio Lavacchiello Valleys (Albinea – Reggio Emilia), in the Apennine foothill belt, where some Upper Palaeolithic and Mesolithic artefacts were found.
Sono oggetto di questa nota alcuni reperti litici raccolti in siti indagati da più di un decennio con prospezioni sistematiche di superficie; si tratta di campi arati posti lungo alcuni corsi d’acqua che già in passato avevano restituito abbondante industria litica attribuita al Paleolitico Inferiore e Medio (Magnani 1993). In questa sede vengono segnalati solo i manufatti riferibili al Paleolitico Superiore e al Mesolitico.
Le ricognizioni di superficie, concordate con la Soprintendenza Archeologica, sono state fatte da uno degli scriventi (A.C.), che ha rivisitato sistematicamente, dopo le periodiche arature, quei campi che, a un survey preliminare, si erano rivelati più promettenti da un punto di vista archeologico. Le indagini sul terreno sono state condotte soprattutto nel tardo inverno, quando le zolle rimosse dall’aratro erano già state profondamente sgretolate dall’azione combinata del sole e di ripetuti acquazzoni, talvolta anche della neve. In queste condizioni ottimali è stato possibile raccogliere anche manufatti litici di ridotte dimensioni, inferiori al centimetro.
Le concentrazioni di manufatti punteggiavano i versanti lungo il Rio Groppo e il Rio Lavacchiello, occupando i relativi terrazzamenti a differenti livelli. I reperti si presentavano relativamente dispersi, solo raramente concentrati in addensamenti ben riconoscibili.
———————————————————————-
(1) Gruppo Archeologico Albinetano “Paolo Magnani”.
(2) Già Ispettore Onorario della Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna; Gruppo Archeologico Albinetano.

I reperti più frequenti sono quelli costituiti da schegge, da nuclei e da manufatti ritoccati ascrivibili a orizzonti molto antichi, riferibili, come già detto sopra, al Paleolitico Medio, e forse anche Inferiore, per altro non dissimili da quelli raccolti in varie località del Pedeappennino Padano, tra cui è esemplare la località Ghiardo Cave (Cremaschi et alii 2015). Da assegnare a fasi più recenti sono invece alcune centinaia di pezzi per lo più costituiti da schegge, debris e nuclei in selce o in materiali silicei vari, caratterizzati da patine decisamente meno intense. Tra le materie prime impiegate, prevalgono le selci dei ciottoli della Formazione delle Sabbie Gialle (Papani et alii 1967), usati anche come percussori e talvolta spaccati con una percussione bipolare su incudine. Si segnalano inoltre manufatti in selce dei Calcari a Calpionella e della Formazione della Scaglia, nonché in diaspro rosso (Radiolariti).
Sono presenti nuclei, di ridotte dimensioni, a lamelle, a schegge laminari e a stacchi centripeti, tutti riferibili a orizzonti compresi tra il Paleolitico Superiore e il Mesolitico. Possono forse essere assegnati a una fase antica o media del Paleolitico Superiore (Aurignaziano-Gravettiano?) una massiccia lama a cresta, frammentaria, in selce grigia appenninica, ottenuta da un grosso nucleo a lame, un grattatoio frontale con accenno di muso e un grattatoio carenato, entrambi in lutite e forse meglio interpretabili quali nuclei a microlamelle, nonché un frammento di grossa punta de La Gravette, in selce rosata della Scaglia*.
A un generico Paleolitico Superiore, verosimilmente avanzato-finale, sono attribuibili due dorsi frammentari, un frammento di probabile microgravette, in selce appenninica, un coltello a dorso in diaspro rosso, nonché alcuni grattatoi; a un generico Mesolitico, pur con tutti i limiti di un’attribuzione fatta meramente su base tecno-tipologica, un segmento iper-microlitico semilunare, in selce gialla traslucida, un doppio dorso e troncatura, sempre iper-microlitico, in selce rosata della Scaglia, un microbulino su lamella, in selce grigia appenninica, e due grattatoi frontali, di cui uno di tipo unguiforme.
La presenza, infine, di manufatti in selce prealpina, nonché di manufatti a ritocco foliato, testimonia l’esistenza in zona anche di evidenze di Età Neolitica o più tarda.
Questi ritrovamenti, sebbene frutto di raccolte di superficie, arricchiscono il quadro delle nostre conoscenze sul Paleo-Mesolitico dell’Emilia Occidentale, sottolineando inoltre le grandi potenzialità dell’area collinare al fine di meglio comprendere le dinamiche culturali e di popolamento cronologicamente comprese tra il Pleistocene Recente e l’Olocene Antico.
Riferimenti Bibliografici
Cremaschi M., Zerboni A., Nicosia C., Negrino F.,Rodnight H., Spötl C. 2015. Age, soil-forming processes, and rchaeology of the loess deposits at the Apennine margin of the Po plain (northern Italy): New insights from the Ghiardo area. Quaternary International, 376, pp. 173-188.
Magnani P. 1993. Preistoria di Reggio nell’Emilia dalle origini all’età del bronzo. Nova et Vetera, Reggio Emilia.
Papani G., Petrucci F., Venzo S. 1967. Foglio 74: Reggio nell’Emilia – Note illustrative della carta geologica d’Italia
alla scala 1:100000, Roma.
——————————————————————
* Le determinazioni dei manufatti sono di Fabio Negrino, che si ringrazia.